Conferenze ed eventi accademici


21 aprile 2018

Conferenza al Circolo Sciarada, Sala Consiliare della Torre

“L’eruzione del Vesuvio, i Papiri carbonizzati e la Semiotica.
Il De signis di Filodemo di Gadara”

Locandina Vesuvio – 01

13 aprile 2018

Partecipazione alla serata per il “XII Palio della costa etrusca”

Lettura di poesia, canzoni e musica, organizzata da Roberto Saggini

Con Mogol, Detto Mariano, Massimo Guantini.

Giovanni Manetti legge una poesia dedicata a San Vincenzo

7 aprile 2018

Presentazione del libro di Fabio Camerini, “Il Paradisino. Una storia tra pubblico e privato”.

 

 

Prefazione di Giovanni Manetti

 

Il libro di Fabio Camerini nasce da un doppio motivo di ispirazione. Da una parte c’è il ricordo di un periodo idillico e largamente mitico, vissuto quando il “Paradisino” era nel suo massimo splendore e l’autore compiva il percorso che lo portava dall’infanzia all’adolescenza ed infine alla prima età adulta. Questo periodo è ripercorso con struggente nostalgia, nella scansione degli anni che vanno dal sessanta al novanta, nei quali il parco pare identificarsi con il significato portato dall’origine del suo nome: paradiso, luogo della felicità originaria. Dall’altra parte, a motivare la narrazione c’è la ferita prodotta dalla vendita a dei privati di questo luogo pensato originariamente dalla società Solvay per la ricreazione dei dipendenti – in linea con una sorta di ispirazione sociale che caratterizzava la struttura e l’organizzazione della società industriale belga. Per mantenere la metafora precedente, la vendita è assimilata – sotto vari aspetti – alla “cacciata dal paradiso terrestre”.

Ma nel periodo che intercorre tra questi due momenti estremi, la narrazione si sofferma su molti eventi intermedi, che sono significativi per capire la trasformazione. Per rendersi meglio conto dei modi in cui l’autore intende raccontarci una storia esemplare, cominciamo con il porre la nostra attenzione sul tipo di narrazione che si dipana lungo le linee del testo. In effetti è difficile dire a quale genere letterario ci troviamo di fronte, perché la scrittura va al di là delle forme consuete, mischiandole tra di loro. Il testo non appartiene al genere narrativo propriamente detto, con personaggi che entrano in interazione in una vicenda che si annoda e si scioglie: l’unico personaggio, protagonista, è l’io narrante dell’autore, nella sua relazione con questo soggetto mitico che è appunto il “Paradisino”. Ci si potrebbe allora chiedere se per caso non ci si trovi di fronte ad una sorta di diario, visto che la vicenda del “Paradisino” viene seguita linearmente per vari decenni. Ma nemmeno questa sembra essere la struttura fondamentale del testo. E non lo è perché il testo racconta un solo tipo di esperienza, anche se fondamentale. Infine c’è, dal punto di vista formale, almeno una terza dimensione che si mischia e si fonde con le due precedenti: quella che mette in scena dettagliate descrizioni-resoconto, di un tipo che potremmo definire “scientifico”, con cui viene anatomizzata la fenomenologia del parco nelle sue componenti.

Tale dimensione caratterizza soprattutto la prima parte del testo, in cui l’autore presenta il “Paradisino” sezionandolo nelle varie componenti e dedicando a ciascuna di esse un singolo capitolo: i pallai, il campo da tennis, la terrazza sul mare, il bar, la spiaggia, il parco, la pista, i complessi musicali, le giostre, la piscina, i tavoli, il muro del tennis.  Ma la minuzia descrittiva non è fine a sé stessa. Ci sarebbe la tentazione di imputare tale procedimento ad una influenza sull’autore della sua formazione scientifica e della professione che ha svolto per tantissimi anni, quella di docente di matematica e scienze naturali; ma credo che si sbaglierebbe. O almeno non si coglierebbe tutta la verità. In effetti ciascuno di questi aspetti sta lì perché contribuisce a definire l’identità complessiva del “Paradisino”. La loro esistenza solidale ne fa quello che è. Tutto questo è funzionale allo sviluppo della narrazione: infatti, quando nella seconda parte del testo si verificherà la perdita progressiva di ciascuno di questi aspetti (la ruspa che scava profondamente nel campo da tennis, distruggendolo, la palla d’acciaio che abbatte i muri del bar, la pista da ballo trasformata in un campo di calcetto e poi abbandonata all’incuria, ecc.), anche l’identità del “Paradisino” si sgretolerà irrimediabilmente.

Ma qual era, agli occhi dell’autore-narratore, questa identità? Sicuramente quella del luogo dei primi giochi, delle prime conoscenze, dell’emergere dei primi sentimenti amorosi, delle importanti esperienze in campo sportivo (il tennis) e musicale (i complessi che si alternano nei vari anni a riempire le serate d’estate). Ma anche quella di un agente di socializzazione e di incontro, di un propulsore di crescita. Il “Paradisino” è, insomma, per l’autore un luogo di vita vissuta intensamente durante l’estate e che, per quanto interrompesse la sua attività alla fine della stagione, entrando in un provvido letargo di manutenzione, rinasceva ciclicamente l’anno successivo. Un luogo, infine, di solidarietà, in cui i cittadini, e soprattutto i dipendenti della società Solvay, si impegnavano personalmente per il suo mantenimento nel tempo e per il suo miglioramento. Questi stessi cittadini si erano dimostrati tanto fieri ed orgogliosi della risorsa che la società Solvay aveva messo a loro disposizione (pur allargandone in parte la fruizione anche alla cittadinanza sanvincenzina), da giungere a rifiutare negli anni settanta, una proposta dell’Amministrazione comunale di acquisirne la proprietà, non prevedendo quello che sarebbe successo non molti anni dopo.

Ed in effetti a quell’epoca era ancora difficile poter immaginare l’evento, prodottosi agli inizi degli anni novanta, che si pone alla base anche della svolta fondamentale nella narrazione. Che cosa era successo? La società Solvay, in un processo di progressivo smantellamento di tutti quegli aspetti di aziendalismo sociale che l’avevano caratterizzata, aveva deciso di vendere a dei privati il parco ricreativo del “Paradisino”, così come stava facendo per tutta l’edilizia abitativa che fino a quel periodo aveva messo a disposizione dei dipendenti. L’evento crea un forte scalpore non solo tra i dipendenti della società Solvay, ma anche in generale tra i cittadini di San Vincenzo. Ed è principalmente sulle reazioni dei cittadini, in connessione con le operazioni degli altri due agenti protagonisti del processo di trasformazione – la nuova proprietà e l’Amministrazione comunale – che si incentra la seconda parte del racconto. I toni si fanno più aspri, a mano a mano che cresce la delusione per un cambiamento ineluttabile e fortemente negativo. Il racconto assume allora i toni della denuncia ed il testo prende l’andamento dell’inchiesta. Infatti vengono riprodotti gli articoli di giornali che parlano delle trasformazioni del “Paradisino”, i documenti ufficiali dell’Amministrazione comunale, gli appelli di gruppi di cittadini. L’autore si trova coinvolto nella vicenda, oltre che come privato cittadino, anche come Consigliere comunale, prima, ed Assessore, dopo, ingaggiando una strenua battaglia per salvare il salvabile, attraverso proposte che blocchino i progetti della proprietà di trasformare l’area verde in un terreno fabbricabile, con l’irreparabile perdita del patrimonio naturalistico e con la sua trasformazione da un luogo fruibile da tutti ad un parco-residence privato. In una prima fase il Consiglio comunale avalla ed approva la prospettiva di una trasformazione del parco e della sua, per quanto parziale, edificabilità: fatto che scatena la reazione di dissenso da parte dell’autore, così come da parte di molti cittadini.

Vengono descritte poi le varie fasi del processo, che fa seguito a queste prime decisioni, durante le quali un momento fondamentale è costituito dall’arrivo nel 2004 di una nota della Sovrintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio di Pisa, che blocca il progetto comunale che permetteva la costruzione del residence con i vari annessi, senza tuttavia dimostrarsi sorda ad alcune esigenze della proprietà. Questa nota apre la strada a soluzioni alternative e si profila anche la possibilità di un equilibrio tra una dimensione privatistica e una dimensione pubblica; viene adombrata la possibilità, che sembra non dispiacere alla proprietà, di lasciare all’Amministrazione comunale una metà del parco, per destinarla ad attività culturali e ricreative. Ma nel 2011 un nuovo evento turba gli equilibri politici raggiunti. Il Piano strutturale, in stesura in quel periodo, blocca ogni possibilità di edificazione nell’area verde. Le linee programmatiche del piano, molto apprezzabili di per sé stesse, vengono elaborate e proposte in un periodo che, come l’autore sottolinea, è sostanzialmente sbagliato e fuori tempo massimo, con l’effetto di scatenare la reazione avversa della proprietà. Quest’ultima, per reazione, ritira la disponibilità a cedere una parte del parco all’Amministrazione, facendo cadere il progetto socio-culturale faticosamente messo in piedi grazie anche all’azione politica dello stesso autore.

A partire da quel momento non c’è più niente da fare e nell’ultimo capitolo, intitolato “Come un fantasma tra i fantasmi” l’autore descrive sé stesso mentre compie una estrema passeggiata-sopralluogo all’interno del parco, durante la quale constata con crescente rammarico che niente di quello che c’era esiste più: regna la desolazione e l’abbandono al di là e al di qua del percorso, arginato da transenne, che permette di arrivare al ristorante affacciato sul mare. La conclusione non poteva essere più amara. Rimane solo quel nome, “Paradisino”, che non asseconda più la propria derivazione linguistica, ma se ne pone ora in perfetta antitesi.

Un testo coraggioso e contemporaneamente equilibrato, questo di Fabio Camerini, in cui tutto quello che doveva essere detto viene detto, evitando astratti “jaccuse”, ma descrivendo nel dettaglio lo svolgimento dei fatti. Una interessante sintesi, infine, tra dimensione privata e impegno pubblico.

 

Giovanni Manetti

 

 

 

 

 

 

 

5 aprile 2018

Università di Roma, “La Sapienza”

“Benveniste, l’enunciazione e il tempo”

 

24 novemvre 2017

San Vincenzo, Sala consiliare della Torre

“25 anni del Circolo Culturale Sciarada”

Fabia Favilla, Assessore alla Cultura

Giovanni Manetti, Docente Università di Siena

Roberta Casali, Fondatrice del Circolo

Eros Ambra, Presidente del Circolo

 

13 ottobre 2017

Università del Salento,  Lecce

“Il soggetto parlante in Emile Benveniste”

14 ottobre 2017

“Symbolon: una rivista atipica e comparatistica”

 

7 ottobre 2017

Prolusione all’inaugurazione dell’Anno Accademico di Unitre Val di Cornia

“La comunicazione. Uomini, animali, angeli, bambini selvaggi”

18 maggio 2017

Conferenza al Seminario “Semiotica dell’aspettualità. Le modulazioni spazio-temporali nella comunicazione contemporanea”, Università di Torino, 13/02/2017 – 09/06/2017

“L’aspettualità nella lingua. Marcature morfologiche ed effetti di soggettività”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Vendredi 24 Mars 2017, 10h-13h, ENS, 45 rue d’Ulm, salle IHMC, esc C, 3ème ét.

Giovanni MANETTI,

Professeur de Sémiotique à l’Université de Sienne

“La longue gestation de la notion d’énonciation chez Benveniste (1946-1970) et sa double configuration fondamentale “

 

 

 

9 febbraio 2017

Conferenza presso Scuola Superiore Sant’Anna – Pisa (Aula Magna Storica)

“Semiotica: un’introduzione. Il back-office della informazione e della comunicazione”

 

 

 

4 febbraio 2017

Conferenza presso Circolo culturale – Cecina

“Che cos’è la semiotica (e come si può dire che una volta sia stata salvata dal Vesuvio)”.

 

 

 

7 dicembre 2016,

Università di Zurigo

Giovanni Manetti

“Umberto Eco visto da vicino”

 

 

 

 

 

 

 

8 dicembre 2016

Università di Zurigo

Giovanni Manetti

“Benveniste: soggettività ed enunciazione”

10 novembre 2016

Seminario “Comunicazione e potere”, Università di Siena

Giovanni Manetti,

“Comunicazione e potere. Brevi cenni su un rapporto complesso e variabile”.

Locandina Comunicazione e potere

 

 

 

 

 

 

 

15 marzo n2016

Presentazione del libro Prisma Levi, a cura di Heike Necker, ETS

locandina prisma siena

25 maggio 2016

Presentazione del volume “L’argomentazione e i suoi sviluppi”, a cura di Alessandro Prato

 

Locandina Argomentazione

21-22 aprile 2016

Giovanni Manetti

“Dalle condizioni materiali dell’espressività linguistica in Aristotele alla dicotomia logos endiathetos/logos prophorikos nelle scuole post-aristoteliche”  

 

 

 

 

16 dicembre 2013

Presentazione

dei volumi contenenti gli atti del convegno AISS 2012

16 dicembre 2013, h.14,30, San Niccolò, terzo piano, Aula 439/e

“Semiotica delle soggettività”, a cura di M. Leone e I. Pezzini, 

“Il senso delle soggettività”, a cura di D. Mangano e B. Terracciano,

e della rivista scientifica

“Blityri – Rivista di Studi di storia delle idee sui segni e le lingue”,

diretta da Stefano Gensini e Giovanni Manetti

(il cui terzo numero contiene, tra l’altro, i testi di uno degli atelier del convegno). 

Rush-4

Intervengono Maurizio Bettini, Stefano Gensini, Giovanni Manetti, Sandro Nannini, Isabella Pezzini.


Locandina 16.12.2013ultima

 

 

 

Tavola rotonda su “Semantica, soggettività, cultura”

Il giorno 10 febbraio alle h.11,00, nei locali del Dipartimento di Scienze della comunicazione, Via Roma 56, San Niccolò, discute insieme a Paolo Fabbri di “Semantica, soggettività, cultura” a partire dal libro Emile Benveniste, Essere di parola, Introduzione di P. Fabbri, traduzione di T. Migliore, Bruno Mondadori, Milano, 2010.

 

Lezioni al Master in Multimedia di Firenze

Nei giorni 29 gennaio e 4  febbraio, dalle h.14,30 alle 18,30, tiene il modulo di “Semiotica” nel Master in Multimedia e Content Design a Firenze, Sede RAI, Largo De Gasperi, 1. www.mmm.unifi.it

 

 

Conferenza nel Convegno “Il narrar breve” 

l giorno 18 febbraio parteciperà come relatore al Convegno dal titolo “Il narrar breve” della Scuola di Dottorato “L’interpretazione. Letteratura italina, Letteratura comparata, Semiotica e comunicazione simbolica, Antropologia”. Presentarà una relazione dal titolo: “Il narrar brevissimo: barzellette e tragedie in due battute”.

 

Lezione nel Master Eraklitos di Pisa

Il 27 febbraio dalle h.15 alle h.18, presso la Sala conferenze dell’Hotel Vittoria, Pisa, terrà una lezione su: “La comunicazione e le sue forme”, nel quadro del Master Eraklitos. www.eraclito2000.it