Conferenze ed eventi accademici

Summer School Stresa 2019, Luglio 15 -19

Storia del pensiero linguistico e semiotico

Programma

Lunedì 15 luglio
❚ore 14.00
Accoglienza dei partecipanti e indirizzi di saluto
da parte dei padri rosminiani
❚ore 15.00-18.00
Presentazione della Scuola Estiva e Introduzione ai lavoriSavina Raynaud
Bréal, una semantica del parlante e del parlare
Marina De Palo

Martedì 16 luglio
❚ore 9.30-12.30
Benveniste: l’atto del parlare e il suo apparato formale,

Giovanni Manetti, Federica Venier, Giorgio Graffi

❚ore 14.30-18.00
Lavori seminariali di gruppo

Mercoledì 17 luglio
❚ore 9.00-13.00
Da Lucien Tesnière alle Universal Dependencies. Aspetti teorici e pratici del Dependency Turn nella linguistica computazionale,

Marco Passarotti
❚ore 15.00-19.30
Visita alle Isole Borromee o ai luoghi vicini

Giovedì 18 luglio
❚ore 9.30-12.30
La riflessione sulla parola in Russia tra Otto e Novecento,

Ornella Discacciati
❚ore 14.30-18.00
Lavori seminariali di gruppo

Venerdì 19 luglio
❚ore 9.30-12.30
Parola, miti e simboli tra mondo greco e mediorientale,

PierFrancesco Fumagalli
Tavola rotonda conclusiva
Consegna attestati di partecipazione

 

2019 PENSIERO LINGUISTICO SEMIOTICO piegh PER SITO


Marzo – Maggio 2019

Seminario per la Cattedra di Semiotica

prof. Giovanni Manetti

Scienze della Comunicazione

 

 

I classici della Semiotica e i temi di ricerca attuali

 

 

  1. Martedì 19 marzo, ore 16 aula 356 (S.Niccolò)

Emanuele Fadda, “L’inferenza e le altre forme del pensiero in Ch. S. Peirce” (Università della Calabria)

 

  1. Martedì 2 aprile, ore 16 aula 356 (S.Niccolò)

Giuseppe Cosenza, “Ogni cosa materiale è già per noi segno, F. de Saussure” (Università della Calabria)

 

  1. Martedì 9 aprile, ore 16 aula 356 (S.Niccolò)

Francesca Chiusaroli, “La ricerca della scrittura perfetta: il programma universalista da Wilkins a Emojitaliano” (Università di Macerata)

 

  1. Martedì 7 maggio, ore 16 aula 356 (S.Niccolò)

Cosimo Caputo, “La glossematica di Hjelmslev oggi” (Università di Lecce)

 

  1. Giovedi 16 maggio, ore 11 aula 356 (S.Niccolò)

Stefano Gensini, “Simbolicità e emozionalità nel linguaggio: lo strano caso dei cercopitechi di Amboseli” (Università di Roma “La Sapienza”)

 

  1. Martedì 21 Maggio, ore 16 aula 356 (S. Niccolò) Cristina Peñamarin, “Affrontare la vita sociale del senso” (Universidad Complutense deMadrid)

 

  1. Martedì 28 Maggio, ore 16 aula 356 (S.Niccolò)

Nunzio La Fauci, “Accostamenti sistematici alla ‘parole’ letteraria” (Università di Palermo)

UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI SIENA

Dipartimento di Scienze sociali politiche e cognitive

Palazzo S. Niccolò – Via Roma, 56 – 53100 Siena (Italia)

Aula 356


15 febbraio 2019

Università delle tre età – Venturina, Val di Cornia

Conferenza su:

Narratività: dalla fiaba alla pubblicità

 


 

15 Dicembre 2018

Presentazione del Libro di Andrea Raspolli e Claudio Nassi

“Tre Torri, due Santi e… il Marinaio”

 

Giovanni Manetti

 

San Vincenzo: un’identità diacronica e topografica.

 

 

Questo libro contiene la storia e la memoria di San Vincenzo. Una memoria che definisce un’identità innanzitutto diacronica, come viene descritto nel primo degli undici capitoli in cui si suddivide il libro. Il primo capitolo, infatti, è quello che potremmo considerare più strettamente storico, nel preciso senso di “storia di eventi”, in quanto la narrazione si snoda a partire dalle lontanissime tracce preistoriche della località su cui insisterà il paese di San Vincenzo, per passare  poi attraverso le epoche rispettivamente etrusca, romana e medievale, in un percorso che aggiunge via via sempre maggiori particolari e sfaccettature che identificano il paese come comunità urbana, fino a delinearne la fisionomia che esso assume nel XIX secolo. Tra gli eventi più notevoli ed importanti per la costituzione della comunità di San Vincenzo e per la sua identità ci sono due fondamentali episodi. Il primo è dato dalla distruzione nel 1304 del Castello di Biserno, posto sulle colline retrostanti la costa, fatto che determina lo spostamento della popolazione che viveva nel castello verso la costa, nell’attuale collocazione del paese. Il secondo è rappresentato dalla battaglia tra Pisa e Firenze presso la Torre di San Vincenzo (episodio rappresentato da Giorgio Vasari nella Sala dei Cinquecento nel Palazzo Vecchio di Firenze, a celebrazione delle glorie medicee), svoltasi il 17 agosto 1505, che determinò la fine del dominio pisano.

Gli altri capitoli sono organizzati secondo un’altra logica e si riferiscono al periodo della piena contemporaneità, dalla metà del secolo diciannovesimo fino ad oggi. Si tratta verosimilmente di un periodo in cui la memoria storica si lega e si confonde con quella individuale di molti cittadini di San Vincenzo, memoria che si è formata anche attraverso le narrazioni dirette dei loro genitori e dei loro nonni.

Questi dieci capitoli sono ulteriormente suddivisibili in più sezioni ideali.

La prima, la più estesa, comprende i capitoli dal secondo al settimo, che possono essere considerati come organizzati non tanto intorno alla “storia di eventi”, quanto in relazione alla “storia di luoghi”. La loro qualità specifica – ed anche il loro merito – è quello di essere suddivisi in tanti agili paragrafi nei quali il paese è mappato palmo a palmo, a seconda dei vari rioni (Centro, Principessa, Conchiglia, Paese Nuovo, Acquaviva e la frazione di San Carlo, ciascuno oggetto di un particolare capitolo); in questi paragrafi si descrivono dettagliatamente i luoghi notevoli appartenenti a ciascun rione, fino alla presa in considerazione dei singoli edifici di una qualche importanza storica (ad esempio, l’Asilo “Santa Cecilia” , il Silos Solvay, il “Vaticano”, la Fontana, la Kimera, il Cantinone, il Cantiere ferroviario, la Chiesa, la Friggera, il Conservificio, il Girarrosto, ecc.). Di ciascuno di questi edifici, negli specifici paragrafi, vengono illustrate le origini, gli sviluppi, le trasformazioni, in una sorta di micronarrazione che molte volte mette in stretta relazione le  vicende di importanza regionale (Granducato di Toscana, Principato di Lucca e Piombino, del quale ultimo è protagonista Elisa Baciocchi, sorella di Napoleone) o nazionale (la rivoluzione industriale, che produce come conseguenza l’emergere del tempo libero e, in seguito, della vacanza e del turismo; il Fascismo; la seconda Guerra Mondiale; la Resistenza) con le vicende dei protagonisti locali, elencati minuziosamente per nome e cognome, in maniera che spesso questi ultimi risuonano familiari a coloro che attualmente nel paese vivono, anche se una grande distanza temporale divide gli odierni cittadini di San Vincenzo da quei lontani progenitori e compaesani.

Dalla ricerca storica sugli edifici si scopre anche che a San Vincenzo si sono soffermati o hanno soggiornato importanti personaggi della storia sia meno recente (come il Granduca di Toscana, soffermatosi in quella che era la locanda Benvenuti al centro del paese), sia di quella contemporanea (come è il caso di Luigi Pirandello, che ha passato le sue vacanze per alcuni anni in un edificio prospiciente l’attuale porto; o di Italo Balbo, amico della famiglia Ambrosino, che ugualmente ha villeggiato a più riprese nel paese di San Vincenzo). Le strutture di ristorazione di San Vincenzo (come il Girarrosto) hanno registrato tra i propri ospiti nomi noti ed importanti come quello di Giovanni Agnelli, e di molti protagonisti dello spettacolo della seconda metà del secolo scorso, come Walter Chiari, Alberto Lupo,  Giancarlo Sbragia, Lauretta Masiero, ecc. Locali e luoghi di intrattenimento, come la Kimera e il Paradisino hanno ospitato i principali cantanti della seconda metà del secolo scorso. Ugualmente le strutture di intrattenimento e i dancing come la Kimera e il Paradisino hanno visto avvicendarsi sui loro palchi gli artisti più importanti della seconda metà del secolo scorso (tra cui, per esempio, Wanda Osiris, Domenico Modugno, le gemelle Kessler, Fred Bongusto, Peppino di Capri, Iva Zanicchi, Claudio Villa, Sergio Endrigo, Gianni Morandi , Caterina Caselli, nonché molti gruppi musicali).

La seconda sezione, che comprende i capitoli ottavo e nono, ha un impianto monografico e riguarda la relazione del paese di San Vincenzo con il mare. Il capitolo ottavo ha come tema lo sviluppo, per certi versi straordinario, che il paese di San Vincenzo ha avuto nel secolo scorso grazie al progressivo incremento del turismo balneare. Il capitolo nono   riguarda invece le varie vicende relative all’attività di pesca e alla costruzione del porto, con i successivi ampliamenti. Un paragrafo importante in questo contesto è dedicato all’artista Giampaolo Talani, nato e per gran tratto vissuto a San Vincenzo, ma di notorietà mondiale, autore della statua “Il Marinaio”, alta sette metri, che è stata collocata all’estremità della lunga scogliera costruita a protezione del porto e raggiungibile attraverso una attrezzata passeggiata.

Ancora impianto monografico ha una terza sezione, che si divide nei capitoli decimo e undicesimo. Entrambi riguardano vicende storiche del diciannovesimo secolo. Il capitolo decimo tratta delle vicende, soprattutto marittime, in cui è incorso San Vincenzo durante la prima e la seconda Guerra Mondiale. Diversi sono i sanvincenzini caduti nelle operazioni di guerra imbarcati sulle navi della Regia Marina. Un paragrafo rilevante è dedicato alla Resistenza, che vede impegnate almeno 50 persone del paese e tra questi  anche una figura di religioso molto importante per San Vincenzo, il parroco don Ivon Martelli, nominato dal CLN, dopo il passaggio del fronte, vicesindaco per la frazione di San Vincenzo.

L’undicesimo capitolo è centrato sulla storia del faticoso sganciamento di San Vincenzo dal Comune di Campiglia Marittima e sulla conseguente conquista dell’autonomia comunale a partire dal 3 giugno 1949. Questo evento, “mitico” per la memoria sanvincenzina – come lo è ogni nuova fondazione – crea a sua volta  un “rito”. Infatti, la proclamazione dell’autonomia comunale di San Vincenzo viene festeggiata con i fuochi d’artificio il 15 agosto di quello stesso anno: ma questo evento festoso si è ripetuto ritualmente da allora fino ad oggi nella stessa data, anche se probabilmente se ne è persa la completa consapevolezza.

Il volume è redatto grazie al contributo di diversi autori, tutti legati in un modo o in un altro al territorio della Val di Cornia:  a San Vincenzo (Lorenzo Bientinesi, Manolo Morandini, Andrea Raspolli), a Campiglia – Venturina  (Gianfranco Benedettini), a Suvereto (Rossano Pazzagli, che è anche docente di Storia Moderna presso l’Università del Molise): ciascuno di loro ha contribuito sulla base dei propri interessi e competenze ed in riferimento alle ricerche che da molti anni conducono con accuratezza e profondità sul territorio e sulla sua storia.

Il volume presenta un ulteriore pregio, fornito dalla copiosa documentazione fotografica, con immagini d’epoca assemblate pazientemente e accuratamente abbinate ai vari temi del libro da Andrea Raspolli.

Mi sia permessa un’ultima considerazione personale. San Vincenzo nell’arco di una generazione o due, e comunque dalla sua costituzione in Comune autonomo, è stato protagonista di una trasformazione radicale che si è estesa sia alla dimensione urbanistica, sia a quella economico-sociale, sia alla cultura, sia all’immagine complessiva del paese. Sicuramente ci sono stati elementi che avrebbero potuto e dovuto essere gestiti in maniera diversa, come ad esempio l’eccessivo sviluppo urbanistico soprattutto nelle zone collinari e l’annosa, nonché discussa questione della costruzione del porto attuale: quest’ultimo è un’opera sicuramente importante e necessaria per lo sviluppo del paese, ma  nella sua progettazione non si è tenuto conto che nella sua dimensione privatistica (si può accedere ai moli solo se si ha la barca ormeggiata lì) appare tagliare in parte il rapporto del paese con il mare in una zona importante della sua dimensione urbana. Tuttavia, se si paragona il paese come si presentava negli anni cinquanta con quello che appare oggi, il bilancio appare favorevole alla fase attuale. Vorrei attirare l’attenzione solo su alcuni dei momenti salienti della positiva trasformazione. Settanta anni fa, lasciando da parte le note nostalgiche che sempre ci sono quando si rivolge lo sguardo al passato, San Vincenzo era un complesso urbano sviluppato intorno ad una strada principale, la Via Aurelia, che lo attraversava per quasi tutta la sua lunghezza. Era un borgo che non temo di definire piuttosto “anonimo”. Si faceva fatica a spiegare dove si trovava a persone fuori regione.

Uno degli eventi importanti della trasformazione è la progettazione tra gli anni ’70 e ’80 di un centro storico chiuso al traffico e lo spostamento dell’Aurelia verso la zona sopra la ferrovia, che ha permesso di fare di San Vincenzo una sorta di vetrina che in estate attira pubblico, anche e soprattutto giovanile, da molte località vicine e lontane; la trasformazione urbanistica produsse  in quegli anni un immediato spostamento del turismo serale dalle zone davanti al Ghirigoro e al Paradisino, zone in qualche misura periferiche, al centro, che negli anni sessanta e settanta appariva invece deserto. Un secondo evento importante è l’istituzione intorno agli anni ’70 di una Biblioteca comunale, con sede prima in un palazzo antistante alla Chiesa di San Vincenzo Ferreri, poi spostata nell’attuale “Palazzo della cultura”, dove è presente anche uno spazio per esposizioni di arte. Accanto a questo evento c’è l’acquisizione da parte dell’Amministrazione comunale (avvenuta anch’essa intorno agli anni ’70) del palazzo della Torre, restaurato e trasformato in modo da accogliere sia la Sala Consiliare, sede ottimale per conferenze e concerti, sia degli ambienti di tipo museale ai piani superiori, dove sono ospitate in permanenza opere dell’artista sanvincenzino Daniele Govi, autore di un ciclo pittorico che orna la Sala Consiliare e che ha per tema la Battaglia di san Vincenzo. Un terzo evento, anche se precedente (sebbene di poco) a quelli elencati è la creazione del parco di Rimigliano nella striscia di bosco antistante al mare per 5 kilometri, donata dalla famiglia dei Gherardesca e attrezzato dal Comune per gli usi turistici in assoluta gratuità per gli utenti. Per ultimo citerei (anche se molti altri potrebbero essere elencati) la creazione del Teatro Verdi, spazio sia per le rappresentazioni teatrali, sia per le proiezioni cinematografiche (fatto particolarmente meritevole in un periodo in cui i cinema si stanno rarefacendo un po’ in tutto il territorio nazionale e non solo). Un po’ tutti questi elementi hanno contribuito a cambiare l’immagine del paese e a lanciarne, per così dire, il marchio nel panorama delle località con una decisa attrattiva turistica, attirando anche l’attenzione dei media.

Penso che non tutto sia stato fatto e che non sempre ogni cosa abbia avuto un esito condivisibile; ma molti degli elementi di sviluppo che si sono prodotti debbono essere difesi negli anni a venire (penso in particolare al Parco di Rimigliano; penso alla qualità urbanistica del territorio; penso alla conservazione delle aree verdi). Accanto a questo sicuramente gli sforzi debbono essere intensificati sia al fine di qualificare sempre di più le iniziative a carattere culturale in riferimento ai  pubblici rispettivamente locali e turistici, ormai maturi per una proposta diversa da quelle tradizionali, sia al fine di organizzare politiche giovanili in grado di aggregare gruppi che per il momento appaiono fortemente dispersi e di soddisfare esigenze al passo con i tempi.

 

 

 

 

 

 


31 luglio – 7 agosto 2018

Ciclo di conferenze a San Vincenzo, Sala consiliare della Torre

 “Il sogno, il simbolo, il mito”

 

Ritorna anche quest’anno a partire dal 31 luglio nella Sala consiliare della Torre di San Vincenzo alle h. 21,15, il ciclo di conferenze sui temi della comunicazione, curato come abitualmente dal prof. Giovanni Manetti, docente di Semiotica all’Università di Siena. Questa volta il tema indicato dal titolo è “Il sogno, il simbolo, il mito”, tre forme di comunicazione e tre universi, differenti per natura, ma che si richiamano a vicenda e che pervadono in maniera incisiva le nostre forme di vita. La prima conferenza (31 luglio) è dedicata a “Il mito. Significati e forme dell’esperienza proiettiva” e sarà tenuta da Donatella Puliga, docente di Civiltà classica e di Lingua e letteratura latina: i miti sono stati interpretati come forme di autocomunicazione che le varie culture si danno per spiegare le proprie strutture organizzative e contengono una serie di significati simbolici che rientrano nel proprio orizzonte di attesa, ma che ci permettono anche e al tempo stesso di confrontarci con una radicale esperienza della diversità. La seconda conferenza (4 agosto) sarà tenuta da Giovanni Manetti sul tema dei “Simboli di marca, politici e religiosi”, in cui si mostrerà l’efficacia e la potenza dell’uso del registro simbolico (contrapposto a quello segnico e razionale)  per condensare efficacemente in una singola immagine un mondo spesso complesso di significati in tre campi diversi (marketing: il “baffo” della Nike, la “catena” del logo della Coop; politica:  la “falce e martello” e lo “scudo crociato”; religione: il “pesce” la “croce” il “sacro cuore”). La terza ed ultima conferenza (7 agosto) sarà tenuta da Maurizio Bettini, classicista e scrittore, direttore del Centro di “Antropologia e Mondo antico” di Siena sul tema “I sogni nell’antichità classica”, nella quale si mostrerà come le creazioni apparentemente assurde o perlomeno dotate di un senso enigmatico, come sono appunto le immagini oniriche, siano state viste dalle diverse civiltà come testi in cui indagare il senso di una comunicazione proveniente da una fonte numinosa o comunque più profonda ed importante di quella che si realizza attraverso gli usuali canali di scambio tra gli esseri umani.

 

 


22    maggio 2018

Università di Tartu, Estonia, Dipartimento di Semiotica 

Conferenza su: 

Semiotic inferenceThe debate between Epicureans and Stoics in Philodemus’ De Signis

 

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21 aprile 2018

Conferenza al Circolo Sciarada, Sala Consiliare della Torre

San Vincenzo, Livorno, Italia

“L’eruzione del Vesuvio, i Papiri carbonizzati e la Semiotica.
Il De signis di Filodemo di Gadara”

Locandina Vesuvio – 01

 


13 aprile 2018

Partecipazione alla serata per il “XII Palio della costa etrusca”

Lettura di poesia, canzoni e musica, organizzata da Roberto Saggini

Con Mogol, Detto Mariano, Massimo Guantini.

Giovanni Manetti legge una poesia dedicata a San Vincenzo

 

 


7 aprile 2018

Presentazione del libro di Fabio Camerini, “Il Paradisino. Una storia tra pubblico e privato”.

 

 

Prefazione di Giovanni Manetti

 

Il libro di Fabio Camerini nasce da un doppio motivo di ispirazione. Da una parte c’è il ricordo di un periodo idillico e largamente mitico, vissuto quando il “Paradisino” era nel suo massimo splendore e l’autore compiva il percorso che lo portava dall’infanzia all’adolescenza ed infine alla prima età adulta. Questo periodo è ripercorso con struggente nostalgia, nella scansione degli anni che vanno dal sessanta al novanta, nei quali il parco pare identificarsi con il significato portato dall’origine del suo nome: paradiso, luogo della felicità originaria. Dall’altra parte, a motivare la narrazione c’è la ferita prodotta dalla vendita a dei privati di questo luogo pensato originariamente dalla società Solvay per la ricreazione dei dipendenti – in linea con una sorta di ispirazione sociale che caratterizzava la struttura e l’organizzazione della società industriale belga. Per mantenere la metafora precedente, la vendita è assimilata – sotto vari aspetti – alla “cacciata dal paradiso terrestre”.

Ma nel periodo che intercorre tra questi due momenti estremi, la narrazione si sofferma su molti eventi intermedi, che sono significativi per capire la trasformazione. Per rendersi meglio conto dei modi in cui l’autore intende raccontarci una storia esemplare, cominciamo con il porre la nostra attenzione sul tipo di narrazione che si dipana lungo le linee del testo. In effetti è difficile dire a quale genere letterario ci troviamo di fronte, perché la scrittura va al di là delle forme consuete, mischiandole tra di loro. Il testo non appartiene al genere narrativo propriamente detto, con personaggi che entrano in interazione in una vicenda che si annoda e si scioglie: l’unico personaggio, protagonista, è l’io narrante dell’autore, nella sua relazione con questo soggetto mitico che è appunto il “Paradisino”. Ci si potrebbe allora chiedere se per caso non ci si trovi di fronte ad una sorta di diario, visto che la vicenda del “Paradisino” viene seguita linearmente per vari decenni. Ma nemmeno questa sembra essere la struttura fondamentale del testo. E non lo è perché il testo racconta un solo tipo di esperienza, anche se fondamentale. Infine c’è, dal punto di vista formale, almeno una terza dimensione che si mischia e si fonde con le due precedenti: quella che mette in scena dettagliate descrizioni-resoconto, di un tipo che potremmo definire “scientifico”, con cui viene anatomizzata la fenomenologia del parco nelle sue componenti.

Tale dimensione caratterizza soprattutto la prima parte del testo, in cui l’autore presenta il “Paradisino” sezionandolo nelle varie componenti e dedicando a ciascuna di esse un singolo capitolo: i pallai, il campo da tennis, la terrazza sul mare, il bar, la spiaggia, il parco, la pista, i complessi musicali, le giostre, la piscina, i tavoli, il muro del tennis.  Ma la minuzia descrittiva non è fine a sé stessa. Ci sarebbe la tentazione di imputare tale procedimento ad una influenza sull’autore della sua formazione scientifica e della professione che ha svolto per tantissimi anni, quella di docente di matematica e scienze naturali; ma credo che si sbaglierebbe. O almeno non si coglierebbe tutta la verità. In effetti ciascuno di questi aspetti sta lì perché contribuisce a definire l’identità complessiva del “Paradisino”. La loro esistenza solidale ne fa quello che è. Tutto questo è funzionale allo sviluppo della narrazione: infatti, quando nella seconda parte del testo si verificherà la perdita progressiva di ciascuno di questi aspetti (la ruspa che scava profondamente nel campo da tennis, distruggendolo, la palla d’acciaio che abbatte i muri del bar, la pista da ballo trasformata in un campo di calcetto e poi abbandonata all’incuria, ecc.), anche l’identità del “Paradisino” si sgretolerà irrimediabilmente.

Ma qual era, agli occhi dell’autore-narratore, questa identità? Sicuramente quella del luogo dei primi giochi, delle prime conoscenze, dell’emergere dei primi sentimenti amorosi, delle importanti esperienze in campo sportivo (il tennis) e musicale (i complessi che si alternano nei vari anni a riempire le serate d’estate). Ma anche quella di un agente di socializzazione e di incontro, di un propulsore di crescita. Il “Paradisino” è, insomma, per l’autore un luogo di vita vissuta intensamente durante l’estate e che, per quanto interrompesse la sua attività alla fine della stagione, entrando in un provvido letargo di manutenzione, rinasceva ciclicamente l’anno successivo. Un luogo, infine, di solidarietà, in cui i cittadini, e soprattutto i dipendenti della società Solvay, si impegnavano personalmente per il suo mantenimento nel tempo e per il suo miglioramento. Questi stessi cittadini si erano dimostrati tanto fieri ed orgogliosi della risorsa che la società Solvay aveva messo a loro disposizione (pur allargandone in parte la fruizione anche alla cittadinanza sanvincenzina), da giungere a rifiutare negli anni settanta, una proposta dell’Amministrazione comunale di acquisirne la proprietà, non prevedendo quello che sarebbe successo non molti anni dopo.

Ed in effetti a quell’epoca era ancora difficile poter immaginare l’evento, prodottosi agli inizi degli anni novanta, che si pone alla base anche della svolta fondamentale nella narrazione. Che cosa era successo? La società Solvay, in un processo di progressivo smantellamento di tutti quegli aspetti di aziendalismo sociale che l’avevano caratterizzata, aveva deciso di vendere a dei privati il parco ricreativo del “Paradisino”, così come stava facendo per tutta l’edilizia abitativa che fino a quel periodo aveva messo a disposizione dei dipendenti. L’evento crea un forte scalpore non solo tra i dipendenti della società Solvay, ma anche in generale tra i cittadini di San Vincenzo. Ed è principalmente sulle reazioni dei cittadini, in connessione con le operazioni degli altri due agenti protagonisti del processo di trasformazione – la nuova proprietà e l’Amministrazione comunale – che si incentra la seconda parte del racconto. I toni si fanno più aspri, a mano a mano che cresce la delusione per un cambiamento ineluttabile e fortemente negativo. Il racconto assume allora i toni della denuncia ed il testo prende l’andamento dell’inchiesta. Infatti vengono riprodotti gli articoli di giornali che parlano delle trasformazioni del “Paradisino”, i documenti ufficiali dell’Amministrazione comunale, gli appelli di gruppi di cittadini. L’autore si trova coinvolto nella vicenda, oltre che come privato cittadino, anche come Consigliere comunale, prima, ed Assessore, dopo, ingaggiando una strenua battaglia per salvare il salvabile, attraverso proposte che blocchino i progetti della proprietà di trasformare l’area verde in un terreno fabbricabile, con l’irreparabile perdita del patrimonio naturalistico e con la sua trasformazione da un luogo fruibile da tutti ad un parco-residence privato. In una prima fase il Consiglio comunale avalla ed approva la prospettiva di una trasformazione del parco e della sua, per quanto parziale, edificabilità: fatto che scatena la reazione di dissenso da parte dell’autore, così come da parte di molti cittadini.

Vengono descritte poi le varie fasi del processo, che fa seguito a queste prime decisioni, durante le quali un momento fondamentale è costituito dall’arrivo nel 2004 di una nota della Sovrintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio di Pisa, che blocca il progetto comunale che permetteva la costruzione del residence con i vari annessi, senza tuttavia dimostrarsi sorda ad alcune esigenze della proprietà. Questa nota apre la strada a soluzioni alternative e si profila anche la possibilità di un equilibrio tra una dimensione privatistica e una dimensione pubblica; viene adombrata la possibilità, che sembra non dispiacere alla proprietà, di lasciare all’Amministrazione comunale una metà del parco, per destinarla ad attività culturali e ricreative. Ma nel 2011 un nuovo evento turba gli equilibri politici raggiunti. Il Piano strutturale, in stesura in quel periodo, blocca ogni possibilità di edificazione nell’area verde. Le linee programmatiche del piano, molto apprezzabili di per sé stesse, vengono elaborate e proposte in un periodo che, come l’autore sottolinea, è sostanzialmente sbagliato e fuori tempo massimo, con l’effetto di scatenare la reazione avversa della proprietà. Quest’ultima, per reazione, ritira la disponibilità a cedere una parte del parco all’Amministrazione, facendo cadere il progetto socio-culturale faticosamente messo in piedi grazie anche all’azione politica dello stesso autore.

A partire da quel momento non c’è più niente da fare e nell’ultimo capitolo, intitolato “Come un fantasma tra i fantasmi” l’autore descrive sé stesso mentre compie una estrema passeggiata-sopralluogo all’interno del parco, durante la quale constata con crescente rammarico che niente di quello che c’era esiste più: regna la desolazione e l’abbandono al di là e al di qua del percorso, arginato da transenne, che permette di arrivare al ristorante affacciato sul mare. La conclusione non poteva essere più amara. Rimane solo quel nome, “Paradisino”, che non asseconda più la propria derivazione linguistica, ma se ne pone ora in perfetta antitesi.

Un testo coraggioso e contemporaneamente equilibrato, questo di Fabio Camerini, in cui tutto quello che doveva essere detto viene detto, evitando astratti “jaccuse”, ma descrivendo nel dettaglio lo svolgimento dei fatti. Una interessante sintesi, infine, tra dimensione privata e impegno pubblico.

 

Giovanni Manetti

 


 

 

 

 

 

5 aprile 2018

Università di Roma, “La Sapienza”

“Benveniste, l’enunciazione e il tempo”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


24 novemvr 2017

San Vincenzo, Sala consiliare della Torre

“25 anni del Circolo Culturale Sciarada”

Fabia Favilla, Assessore alla Cultura

Giovanni Manetti, Docente Università di Siena

Roberta Casali, Fondatrice del Circolo

Eros Ambra, Presidente del Circolo


13 ottobre 2017

Università del Salento,  Lecce

“Il soggetto parlante in Emile Benveniste”

14 ottobre 2017

“Symbolon: una rivista atipica e comparatistica”

 

 

 


7 ottobre 2017

Prolusione all’inaugurazione dell’Anno Accademico di Unitre Val di Cornia

“La comunicazione. Uomini, animali, angeli, bambini selvaggi”


18 maggio 2017

Conferenza al Seminario “Semiotica dell’aspettualità. Le modulazioni spazio-temporali nella comunicazione contemporanea”, Università di Torino, 13/02/2017 – 09/06/2017

“L’aspettualità nella lingua. Marcature morfologiche ed effetti di soggettività”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Vendredi 24 Mars 2017, 10h-13h, ENS, 45 rue d’Ulm, salle IHMC, esc C, 3ème ét.

Giovanni MANETTI,

Professeur de Sémiotique à l’Université de Sienne

“La longue gestation de la notion d’énonciation chez Benveniste (1946-1970) et sa double configuration fondamentale “

 

 

 


9 febbraio 2017

Conferenza presso Scuola Superiore Sant’Anna – Pisa (Aula Magna Storica)

“Semiotica: un’introduzione. Il back-office della informazione e della comunicazione”

 


 

4 febbraio 2017

Conferenza presso Circolo culturale – Cecina

“Che cos’è la semiotica (e come si può dire che una volta sia stata salvata dal Vesuvio)”.

 

 


 

7 dicembre 2016,

Università di Zurigo

Giovanni Manetti

“Umberto Eco visto da vicino”

 

 

 

 

 

 

 


8 dicembre 2016

Università di Zurigo

Giovanni Manetti

“Benveniste: soggettività ed enunciazione”


10 novembre 2016

Seminario “Comunicazione e potere”, Università di Siena

Giovanni Manetti,

“Comunicazione e potere. Brevi cenni su un rapporto complesso e variabile”.

Locandina Comunicazione e potere

 

 

 

 

 

 

 


15 marzo n2016

Presentazione del libro Prisma Levi, a cura di Heike Necker, ETS

locandina prisma siena

 

 


25 maggio 2016

Presentazione del volume “L’argomentazione e i suoi sviluppi”, a cura di Alessandro Prato

 

Locandina Argomentazione


21-22 aprile 2016

Giovanni Manetti

“Dalle condizioni materiali dell’espressività linguistica in Aristotele alla dicotomia logos endiathetos/logos prophorikos nelle scuole post-aristoteliche”  

 

 

 

 


16 dicembre 2013

Presentazione

dei volumi contenenti gli atti del convegno AISS 2012

16 dicembre 2013, h.14,30, San Niccolò, terzo piano, Aula 439/e

“Semiotica delle soggettività”, a cura di M. Leone e I. Pezzini, 

“Il senso delle soggettività”, a cura di D. Mangano e B. Terracciano,

e della rivista scientifica

“Blityri – Rivista di Studi di storia delle idee sui segni e le lingue”,

diretta da Stefano Gensini e Giovanni Manetti

(il cui terzo numero contiene, tra l’altro, i testi di uno degli atelier del convegno). 

Rush-4

Intervengono Maurizio Bettini, Stefano Gensini, Giovanni Manetti, Sandro Nannini, Isabella Pezzini.


Locandina 16.12.2013ultima

 

 


 

10 Febbraio 2013

 

Tavola rotonda su “Semantica, soggettività, cultura”

Il giorno 10 febbraio alle h.11,00, nei locali del Dipartimento di Scienze della comunicazione, Via Roma 56, San Niccolò, discute insieme a Paolo Fabbri di “Semantica, soggettività, cultura” a partire dal libro Emile Benveniste, Essere di parola, Introduzione di P. Fabbri, traduzione di T. Migliore, Bruno Mondadori, Milano, 2010.


29 Gennaio 2013

 

Lezioni al Master in Multimedia di Firenze

Nei giorni 29 gennaio e 4  febbraio, dalle h.14,30 alle 18,30, tiene il modulo di “Semiotica” nel Master in Multimedia e Content Design a Firenze, Sede RAI, Largo De Gasperi, 1. www.mmm.unifi.it

 


18 febbraio 2012

 

Conferenza nel Convegno “Il narrar breve” 

l giorno 18 febbraio parteciperà come relatore al Convegno dal titolo “Il narrar breve” della Scuola di Dottorato “L’interpretazione. Letteratura italina, Letteratura comparata, Semiotica e comunicazione simbolica, Antropologia”. Presentarà una relazione dal titolo: “Il narrar brevissimo: barzellette e tragedie in due battute”.


 

27 febbraio 2011

 

Lezione nel Master Eraklitos di Pisa

Il 27 febbraio dalle h.15 alle h.18, presso la Sala conferenze dell’Hotel Vittoria, Pisa, terrà una lezione su: “La comunicazione e le sue forme”, nel quadro del Master Eraklitos. www.eraclito2000.it